Merge 2018 Torino.

Il 24 Marzo 2018 ho partecipato all’evento Merge a Torino.

Si tratta di un evento organizzato da nove comunità italiane dell’Openness tra cui Industria Italiana del Software Libero, associazione di cui sono stato presidente fino al giorno del Merge, per l’appunto.

Marco col rollup di Industria

Durante la mattinata dell’evento ho passato il testimone della presidenza dell’associazione al buon Daniele Scasciafratte, il quale con la sua esperienza internazionale in Mozilla saprà sicuramente guidare l’associazione per i prossimi due anni.

Per quanto mi riguarda adesso sono il tesoriere dell’associazione, il mio impegno verso la comunità professionale del software libero continuerà in una veste più “pratica” e meno di “guida”.

Marco e Daniele al Merge di Torino

Prima di concludere la mia presidenza ho comunque tenuto un talk per lasciare un ultimo messaggio alla comunità professionale, una raccolta di quattro principi con cui l’Industria del Software Libero dovrebbe affrontare la competizione nel mercato del software, sempre più dominato e “limitato” da poche aziende: Google, Apple, Amazon, IBM, Microsoft, SAP.

Marco al Merge di Torino

1) In primo luogo, è necessario che i professionisti e le aziende del software libero conoscano i modelli di business e la nuova finanza, non solo le tecnologie che offrono.

I modelli di business del software libero sono riassumibili nei seguenti schemi:

a) Consulenza, il software aziendale è complesso da sviluppare, mantenere, utilizzare, per tale motivo le aziende hanno bisogno di consulenza sul software libero.

b) Sviluppo di software personalizzato sulle esigenze di un’impresa.

c) Assistenza sistemistica di tipo “best effort”, si tratta di un’assistenza sull’installazione e manutenzione del software che non prevede delle garanzie minime sul funzionamento del software, ma solo che chi offre assistenza dia “il meglio di sè”.

d) Garanzie tecniche e commerciali, quando il software è molto importante per un’azienda, questa deve richiedere un contratto con dei livelli minimi di funzionamento garantiti, una garanzia tecnica e commerciale sul buon funzionamento del sistema IT, sulla risoluzione dei bug, e sul pagamento di un’assicurazione che risarcisca i danni in caso di malfunzionamento.

e) Il Software as a Service, ovvero la vendita di un servizio online, come ad esempio fà Automattic con Wordpress.com.

E’ necessario inoltre che le aziende del software libero conoscano la nuova finanza, come ad esempio:

a) Il crowdfounding, ovvero il finanziamento collettivo dello sviluppo del software tramite raccolte di fondi.

b) Il microazionariato, ovvero gli ivestimenti da pochi dollari nelle azioni di un’azienda.

c) I Patreon, le piattaforme che permettono di finanziare tramite donazioni mensili le persone che si impegnano nel software libero.

2) In secondo luogo è fondamentale che aziende e professionisti del software libero comprendano le nuove architetture come il cloud computing e l’IoT, anche oltre quelle che sono le campagne di marketing come l’ “Industria 4.0”.

In questo senso un prezioso aiuto arriva dalla comunità open data, che facendo ampio uso di JSON e API mostra concretamente e con esempi semplici la “strada del cambiamento” informatico in atto.

Magistrale è questo intervento sull’usabilità degli strumenti digitali e contro la “cultura del PDF”, che vi invito a leggere.

3) In terzo luogo è fondamentale che il software libero abbracci il Design, per migliorare estetica, usabilità, funzionalità, ergonomia degli strumenti digitali liberi.

Il grande esempio di successo dell’abbinamento di informatica e design ci viene da Apple, ma oggi perfino la pubblica amministrazione ha delle azioni specifiche per migliorare il design dei propri servizi digitali.

Tra progetti liberi come Bootstrap che forniscono un’interfaccia grafica per le applicazioni web, guide come quelle di Mozilla sulla creazione di web app “ergonomiche” con la tecnica delle Progressive Web APP, ci sono sempre meno scuse per non usare il design.

Forse non possiamo essere tutti designers, ma con gli strumenti liberi oggi a disposizione possiamo tutti investire in design.

4) In ultimo, è necessario che le aziende del software libero conoscano gli strumenti dell’agenda digitale.

Provo sempre molto sconforto quando chiedo agli altri membri della comunità chi può firmare un verbale per l’associazione e nessuno ha la firma elettronica.

Non si può pretendere di essere imprenditori informatici nel 2018 senza sapere cosa sia SPID o la Fattura Elettronica.

Con la redazione del Piano triennale per l’informatica e l’apertura della comunità Developers Italia si vedono anche degli spazi di business per le aziende del software libero che volessero investire nei servizi alla pubblica amministrazione, o agganciare i propri servizi privati ai servizi della pubblica amministrazione.


Concludo questo report con l’intervista che mi è stata anche fatta durante l’evento, che linko qui sotto: